Il tempo perso dietro ad un protocollo per la serie A

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L’impatto del COVID19 è stato sicuramente devastante per il mondo del calcio. La gran parte del sistema si è bloccato mentre una altra parte ha, prima, litigato sulla ripresa dei campionati. Poi sulla ripresa delle sole Serie A e serie B. Infine, messi quasi tutti d’accordo sulla ripresa della serie A, è iniziata la discussione sul come riprendere. Tutto ciò senza una visione d’insieme ma alimentando divisioni e paura delle responsabilità (politiche e mediche).

I giornali, le TV ed anche la politica si sono interessati in larga misura del protocollo della Serie A. 

Un tempo prezioso perso dietro ad un protocollo mentre la base metteva in luce le difficoltà per il futuro. In questo tempo ci si aspettava un atto di umiltà della serie A nei confronti delle leghe inferiori attraverso quella logica di sistema auspicata. Anche in questo caso si è voluto scaricare la responsabilità delle scelte ad altri.

Si poteva utilizzare questo tempo per fare formazione agli atleti, ai genitori degli atleti ed ai dirigenti della base dai dirigenti della Serie A, attraverso una visione di insieme. Il calcio di serie A in questo modo poteva riappropriarsi dei valori dello sport in questo tempo sospeso.

Si poteva utilizzare questo tempo per costruire in ogni regione un tavolo programmatico per trovare soluzioni ai problemi dell’impiantistica, dell’impatto ambientale correlato allo sport e dell’integrazione sociale.

La serie A, i professionisti per eccellenza, potevano fare un passo in avanti nella costruzione di un modello basato sulla socialità ma soprattutto sulla solidarietà.

Per fare ciò, però, bisogna essere mossi da valori quali l’altruismo e la generosità.

Speravamo in un calcio migliore ma ci siamo ritrovati dopo 2 mesi in un calcio cinico, spietato ed affamato

 

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